Benessere, coach, coaching, Fede, PNL, Sacerdote, Vivere bene

Confessione e Sessione

“infrangi la barriera della paura”
papa Francesco, Messaggio 8 settembre 2014

Un parallelismo molto forte riportato nel prossimo libro, in uscita a breve,  riguarda due tematiche che amo e sono da sempre sono parte di me, ovvero la fede ed il coaching.
La confessione e la sessione di coaching, a mio avviso, hanno caratteristiche comuni molto forti e questo li rende in qualche modo assimilabili, con dei distiguo però.

Personalmente da quando sono diventata coach, vivo la confessione con libertà, come momento intimo tra il Signore e me, per tramite del Sacerdote che ho di fronte. In teoria doveva avvenire anche prima, ma in realtà ero talmente presa da quanto volevo dire, che perdevo la gioia del momento presente e non coglievo la grandezza umana di chi avevo di fronte. Sottolineo umana, in quanto è la persona che fa la differenza. Questo mi ha cambiata, perché ho scelto una sola figura di riferimento, per cui, non basta sia un sacerdote, ma il sacerdote, proprio perché mi metto in gioco, sono me stessa senza trucchi e senza inganni e per farlo, il fatto che mi conosca è un “vantaggio” e non uno svantaggio.

Pongo l’attenzione su questo aspetto, perché mi capita spesso di sentire persone che desiderano ogni volta confessori differenti. O per vergogna o per pregiudizio, si mettono sulle difensive per non far sapere più fatti ad uno stesso interlocutore (sacerdore). Ma ha senso? Ognuno di noi sceglie, perché responsabile e libero, ma è importante che capisca cosa perde lasciando un discorso vagante, lasciando pezzi di sé di qua e di là, evitando di prendersi in mano con coraggio e dire “bene io sono qui Signore, se mi vuoi e tu so che mi vuoi, sono qui e ho la forza di aprirmi completamente a te per tramite di un uomo che mi conosce e mi aiuta in questo viaggio con te”.

Il Sacerdote, uomo in confessionale, è lì per te, per noi tutti e si pone in ascolto, seguendo quanto gli viene detto, spesso senza alcuna espressione di appunto o disappunto, con massimo “non giudizio” in quanto è lì per darsi a chi sceglie di chiedere perdono o desidera liberarsi da pesi, problemi, vincoli, catene.

Il sacerdote si pone con un linguaggio verbale, non verbale e paraverbale in rispecchiamento, pone attenzione alle parole che pronunci e se necessario si aggancia usandole. Lui è lì per te e tu lo vedi, lo percepisci, ti accorgi che la sua vita, il suo emisfero personale e privato in quel momento non è d’ingombro. Lui è lì per te e ti porta dove è bene che tu vada.

Praticamente chi confessa impiega tutti gli strumenti e le regole che impiegano i coach durante le sessioni, ovvero gli incontri in cui il cliente si reca dal coach che ha selezionato, per raggiungere i propri obiettivi o risolvere i propri problemi.
Dal liberarsi da pesi, vincoli, catene, vita scelta da  altri, infelicità, tristezza, mancanza di autostima, insicurezza, mancanza di un lavoro, perdita di identità, difficoltà a superare un lutto, una crisi matrimoniale, figli in lotta, al desiderio di realizzare il sogno lasciato da giovani nel cassetto.…. obiettivi o problematiche per le quali se si vuole veramente prendere in mano la situazione, si decide di andare magari da un sacerdote per iniziare a capire cosa non va, prendere quel coraggio necessario per poi fare il secondo passo, che è quello di recarsi da un coach per mettersi in gioco e diventare parte attiva nella risoluzione del problema o raggiungimento dell’obiettivo.

Il coach, come il sacerdote, viene primariamente scelto da chi si reca da lui e durante le sessioni si pone in completo ascolto. Tutto di te parla, dalla scelta delle parole, alla postura, al tono, al volume, alle pause, ai colori che scegli di indossare, le lacrime, le urla, le mani, le spalle, il volto…. Bene, qua il coach (giustamente non conosco tutti i colleghi, ma sicuramente altri colleghi come me) ha anche questa preparazione e grazie a tutto questo riesce a cogliere molto, capendo cosa è puro “modo di fare” , pura espressione personale di sé e cosa è grido di ascolto e aiuto…

Senza giudizi o pregiudizi, il coach, è lì come persona, uomo o donna che sia, è a tua disposizione e la sua vita personale può essere o lasciata in disparte o diventare una risorsa da impiegare in caso emergano vicende nelle quali il suo vissuto diviene risorsa da impiegare. Come il sacerdote, il coach ti ascolta e da qui, inizia una danza, inizia il vero rapporto di fiducia, di rispetto, di libertà, di lavoro.

Entrambe le figure sono tenute al rispetto professionale, alla massima riservatezza e questo le porta a sentirsi affini nel rispetto alla persona, ma dal sacerdote vai per l’assoluzione, per liberarti da un peso, mentre dal coach vai per metterti in gioco, per uscire veramente da quanto non va, per costruire un piano di azione e mettere in pratica quanto emerge.

Le risorse primarie che mette in campo il sacerdote sono quella dell’ascolto e dell’assoluzione finale, mentre il coach inizia, dopo l’ascolto, a scavare e se necessario, a ripulire, a far emergere quei “non so” che fanno la differenza, quelle verità scomode che si sono celate all’inizio, quel non ti ho detto perché non mi piace e me ne vergogno.  Insomma dal coach ci si mette a nudo veramente, perché grazie al lavoro insieme si ha la possibilità di raggiungere quanto desiderato.

Come vedi, differenze operative sostanziali ve ne sono, semplicemente emergono nella fase operativa e non in quella iniziale, ove l’ascolto, il rapport – ricalco – guida, il linguaggio, la postura, il non giudizio sono i principali punti di forza di entrambi.

Se ci pensi bene, man mano che andiamo avanti, la chiesa si avvicina moltissimo a quanto viene praticato nelle discipline orientate al benessere, come possono essere, per esempio, la meditazione o il coaching. Capita spesso oggi, di trovare Sacerdoti che in confessionale ti chiedano tre semplici domande: a cosa sei grata a Dio, per cosa vuoi chiedere scusa o perdono e cosa chiedi in dono (rifacendosi alla confessione di lode, di vita, di fede, riportate nel colloquio di confessione studiato dal Cardinal Martini).

Come vedi le grandi tematiche sulla Gratitudine, sul Perdono, sul Dono sono basilari per raggiungere il benessere della persona, benessere profondo, intimo, personale. Benessere che puoi nutrire grazie all’affidamento a Dio in confessionale, grazie alla preghiera e puoi coltivare grazie a figure professionali che ti portano a renderle sapienti regole di vita.